Mara, Parte 1 -  by Franz.

 

Carlo ha sempre avuto una passione per le belle donne. Mara, una collega di lavoro, presto diventerà la sua ennesima preda!

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Mara, Parte 1 -  by Franz

     Giunse nella nuova Centrale con riluttanza. Tanti chilometri da casa, in un'isola come un condannato. Gente rozza all'intorno, indisponente.

     In Centrale tante donne, qualcuna carina e questo gli piacque. Il bello, specie quello femmineo, è sempre un conforto, almeno per lui così era sempre stato e alla prima riunione fu evidente l'attrazione che esercitava, era, come si dice, palpabile: risatine, squittii, mormorii, sguardi sorridenti dal significato inconfondibile.

 

     L'attrazione del Capo, ma anche il suo indiscusso appeal, quello di Carlo. Non era una novità, era successo altre volte in altre sedi e sapeva come sarebbe andato a finire. Lui non cercava, non l'aveva mai fatto, venivano a cercarlo e la forza con cui questo accadeva non gli dava scampo.

 

     Dipendeva molto da loro volontà, quella che ci mettevano per averlo. Per averlo dovevano penare, scoprire le carte seppure in modi e stili diversi secondo personalità, secondo le sensazioni provate nel rapporto, più interne, più esterne, profonde, superficiali. Alla fine, talvolta cedeva, talvolta, non sempre, solo quando sentiva che lei non ne poteva più, era sfinita, esaurita.

     

     Un dono che le faceva, una concessione dall'alto, gratificante per entrambi. Questa lei viene da fuori, ha una leggera inflessione romana. Gli si presenta in tailleur pantalone.

     

     Mentre gli parla lo scruta, gli si avvicina per fargli vedere il foglio di trasferimento, gli fa soprattutto sentire il seno con una chiara mossa intenzionale ma lui non si scompone.

 

     È sicuramente appetibile la signora ed ha voglia, la sente. Parlano di lavoro ma pensano ad altro, si capisce dagli sguardi che si gettano addosso. Lei profuma, un profumo di quelli buoni, intrigante, sensuale, sa di... donna, si amalgama con quello naturale e lo esalta. Lui, un lieve turbamento e poi:

     - L'aspetto in ufficio nel pomeriggio, mi trattengo.

     - Bene, verso le quattro?

     - Ok, è l'ora giusta, suoni, le apro io, sarò solo.

 

     Si è molto impegnato sul lavoro e le quattro sono già passate da tempo. Dunque, non è venuta, fa niente, non si chiede neppure perché, la cosa non gli interessa poi molto. Ora è stanco, lascia tutto e se ne torna a casa, un appartamento preso in affitto come tanti altri in altre città, è notte una classica notte invernale fredda ma serena, un sereno smaccato rilucente di stelle tanto luminose e ammiccanti che sembrano raggiungibili.

 

     Anche la luna splende. Anch'essa a portata di mano. Carlo è solo nell'ennesimo posto sconosciuto, anonimo, insignificante, come sempre, come lo è sempre stato, per scelta naturalmente.

 

    Dirigente in carriera, non si è mai fermato in alcun luogo per più di sei mesi, troppo poco per intessere relazioni di un qualche significato. Tante donne gli sono state intorno ma tutte alla fine lo hanno infastidito, è uno scapolo naturale, imprendibile, incorreggibile.

 

     Eccoci a casa, uno stabile in periferia, cento metri quadri al secondo piano, la sua abitazione. C'è qualcuno seduto su una panchina del vicino parco, si intravede appena alla luce lunare, poi si alza e si dirige verso il portone dello stabile, si ferma in attesa, ora lo vede anzi la vede è lei, Mara ha detto che si chiama.

     Non gli piace, la situazione non gli piace, lei sì non c'è dubbio, indossa un montgomery blu, è visibilmente infreddolita e gli si fa incontro:

     - Ti aspettavo...-

     - Ti aspettavo anch'io, credevo ci avessi rinunciato

     - Macché. C'era mio marito, di passaggio per Roma e non potevo...

     - Capito ma così... mi hai colto di sorpresa

     - Spero una bella sorpresa

     - Ma sì certo, dai saliamo...se vuoi...

     - Se voglio... non ho pensato ad altro che a te in queste ore e alla fine non ho potuto resistere, mi sono informata sulla tua abitazione ed eccomi qui, in casa non c'eri ma immaginavo che saresti tornato presto

     - Sai quello che vuoi tu e mi chiedo il motivo di tanto trasporto

     - Non c'è un motivo, mi piaci, molto e sono sola, vedi ci stiamo dando del tu e ci siamo appena presentati ma è come se già...

     - Avessimo fatto l'amore...

     - Avessimo fatto l'amore, io almeno l'ho già fatto con il pensiero così accrescendo la voglia di averti subito.

 

     Ora Carlo può vederla meglio alla luce dell'appartamento semivuoto, anonimo, freddo ma che la presenza di lei riempie, riscalda. È bella, non aveva ancora realizzato, una bellezza ancora giovane ma con qualche segno del tempo, però giusto, nei punti giusti: capelli castani che gli sfiorano le spalle, occhi grandi, nocciola con un po' di trucco, sopracciglia nere, lunghe, naturali, appena curate. Indossa sempre l'abito della mattina che le dona.

 

     Ha un bel portamento e una voce rauca, da fumatrice.  Ma ad attrarlo è soprattutto questo suo giocare a carte scoperte senza reticenze o finzioni. Qualche scambio per saperne un po' di più l'uno dell'altra e l'altra dell'uno ma poca roba, non sono certo lì per conversare.

 

     Carlo non può nemmeno offrirle da bere, si scusa ma lei è già lì, gli si accosta, lo bacia sulle guance, sugli occhi facendogli sentire il suo corpo caldo e vibrante di desiderio.

     Carlo risponde annusandola. Lo fa con i capelli, il collo, le orecchie, vuole odorarla prima di toccarla e lei si eccita ancora di più. Poi un lungo, umido bacio con le lingue che si toccano, si assaporano.

 

     Ora non ci si ferma più, le sbottona la giacca del tailleur e gliela toglie scoprendo il bel seno che bacia e succhia voracemente. Mara manda sospiri e gemiti sopiti, lui la solleva a sedere sul tavolo lì vicino, le apre le gambe e l'accarezza lì tra le cosce dove l'umido del suo sesso si fa sentire attraverso gli indumenti.

 

     La libera dei calzoni, le chiede di togliersi le mutandine e di dargliele come in un'offerta. Lui le annusa in profondità con godimento e vuole che Mara partecipi al gioco. Le chiede di chiedergli che gliela lecchi e lei risponde subito perché non attendeva altro.

 

     Carlo si inginocchia e si pone a compiere la dolce operazione, dapprima delicatamente poi con sempre più foga ed ardore tra gemiti, sussulti e tanto liquore che sgorga da quella fonte e denota il grande piacere di lei che stimola e ancora stimola quello di lui.

 

     Infine, un orgasmo lungo e prolungato, all'unisono ma senza penetrazione. Sono spossati ora e si stendono, Mara riversa sul tavolo, Carlo scivolato a terra su un vecchio tappeto. Non si vedono ma reciprocamente sentono i loro sussulti in attesa di un relax che tarda a venire e placare i due corpi scossi.

 

     La notte è ancora lunga e dopo un po' il desiderio risale ma lei deve andare, il marito le telefonerà e non può non farsi trovare in casa a quell'ora.

 

     Carlo non insiste, dopo l'amore ha sempre preferito restare solo, un po' perché gli piace rivivere in solitudine l'ebbrezza, un po' come a voler far capire che quei rapporti sono qualcosa di bello ma che non ha niente che possa far pensare all'inizio di una relazione, tanto meno di una convivenza.

 

     Ma con Mara, lui l'ha capito, non c'è pericolo, si vede che ci tiene al matrimonio, che storie come quella appena vissuta e che forse avrà un seguito vogliono essere però episodiche, niente che porti a una rottura con il coniuge e i suoi due figli.

 

Continua -

 

 

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